12 – Piccoli sogni simili – Traiettorie elementari

di Adriano Alloisio                                                                                                              

8 bis – Sintesi delle prime otto puntate; 9 – Venivo aggredita da due uomini; 10 – La testa di Orfeo;  11 – La vocazione segreta degli ascensori

       

 

Sono trascorsi quasi un paio di mesi dalla puntata precedente, pertanto mi sembra opportuno ricordarne alcuni punti. Era stato introdotto il tema dei movimenti dell’Io del sogno, con l’osservazione che non è la meta a determinare il movimento per raggiungerla, ma all’opposto è il movimento già in atto a richiedere e produrre la definizione di un’apparente meta, che l’Io del sogno prende per buona assumendola come obiettivo del suo muoversi.  L’inibizione fisiologica che la motilità del corpo subisce nel sonno fa sì che il movimento inibito si riversi con forza nel dar vita all’immagine onirica, attingendo forse alle volontà e alle impressioni che nella prima infanzia caratterizzavano l’esserci nel mondo, e quindi a tutta la nostra corporeità. I bambini appena possono si rizzano con la testa, poi con il busto, infine sulle gambe, e si arrampicano. Muovono i primi passi come se dovessero fare dei gradini, preludio alla soddisfazione che proveranno quando dovranno fare delle scale, specialmente in salita. E appena riescono a camminare, tendono a correre.

Si è osservato come nel sogno, alla pari della veglia, il movimento verticale verso l’alto conservi memoria del cambiamento di posizione attraverso la persistente attrazione verso il basso, percepita come paura di cadere, come un elastico, o una molla di richiamo che tiene legati al punto di partenza. Memoria che non si ritrova con la stessa vivezza nel movimento orizzontale, tutto proteso nel suo andare in avanti. In altre parole: il movimento verticale trascina con sé un’opposizione alto-basso, mentre quello orizzontale annulla l’opposizione davanti-dietro cancellando quel ‘dietro’ che sarebbe necessario per mantenere una polarità.
Si era anche visto come il movimento verticale dell’ascensore può trasformarsi in quello orizzontale di un tram, o in quello elicoidale, quando si rompe la simmetria del corpo rispetto all’asse verticale, ossia quando una destra si sbilancia rispetto a una sinistra: la cancellazione di uno di questi due poli sembra lasciare la spinta dell’altro agire nel senso trasversale opposto, con inizio del moto orizzontale.
Come leggere una caduta, o un’ascesa?
Le interpretazioni convergono nell’assegnare cifre di valore positivo per il viaggio verso l’alto all’opposto di quello verso il basso: in su – salvo casi di evidente inflazione – sarebbe sempre ‘meglio’, una conquista dello Spirito, piuttosto che in giù, una compromissione con la Materia, o un fallimento, una sorte conseguente al Peccato e all’orgoglio, come quella degli Angeli maledetti.
Si dà con questo per assodato che tutto ciò che trova posto nell’immaginario sia valido anche per il piccolo sogno normale al quale siamo spesso soggetti; i prodotti dell’immaginazione diurna, il mito, la poesia o l’arte figurativa hanno sì una relazione di parentela con gli oniremi, i quali probabilmente ne condividono le radici, ma lunga e poco esplorata è la strada grazie alla quale alla fine queste diventano prodotti culturali, metafore e simboli.
Come scritto nella puntata precedente, allo stato attuale di questa ricerca sono orientato a dare contenuti valorialmente  neutri alle direzioni verso l’alto e verso il basso, attribuendo alla prima un’attrazione esercitata dall’archetipo paterno, alla seconda da quello materno, ciascuna secondo una modalità unilaterale, con un polo che tiene poco conto dell’altro, pur non dimenticandone l’influenza gravitazionale. Gravità che può esercitare la sua attrazione sia dal basso che dall’alto:
ste adr0072 Torno a casa di sera tardi, casa dei genitori, salgo le scale di corsa perchè è tardi. Era un po’ pericoloso, ma mi rassicurava sentire le voci dagli altri appartamenti. Arrivata in cima a una rampa, mi attaccavo al corrimano, e così prendevo velocità, come in una salita a spirale, acquistavo velocità. Arrivo alla porta, vedo la camera da letto dei genitori e sopra un oggetto piccolo. (…)
L’incontro con l’archetipo genitoriale è spesso infiltrato da un sapore incestuoso, o da scena primaria, ciò che appunto deve aver fatto dire a Freud che salite e discese, a partire dalle scale, erano determinate da tensioni sessuali rimosse.
Molto spesso incontriamo salita e discesa separatamente, come oniremi diversi. In realtà è difficile trovare un’ascesa che non sia accompagnata dalla presenza del vuoto sottostante, e della conseguente paura di cadere, o dall’attrazione esercitata dal basso, che a volte si manifesta sotto forma di vertigine.
Ma è anche frequente una saldatura esplicita tra i due oniremi, un unico percorso a parabola in cui al termine di un’ascesa incontriamo un punto di inversione accompagnato da un cambiamento dello stato fisico, ad esempio da una vertigine, uno stato che a suo tempo ho definito ‘trance onirica’ (caratterizzato da un indebolimento del senso di identità dell’Io del sogno, dall’entrata in una sorta di al di là); e poi segue una discesa.
Anche il movimento orizzontale può presentare un punto critico: svincolato dal suo passato, o dalla sua antitesi, il ‘dietro’, esso infatti non resta a lungo libero nel suo procedere, in quanto insorgono ostacoli: la strada si impenna, o si restringe impedendo all’automobile di proseguire, o il mezzo che usiamo si guasta, il terreno si fa pesante o accidentato, non riusciamo a prendere il nostro tram, non capiamo dove il treno ci stia portando, ci perdiamo in città o sentieri sconosciuti, mentre il cielo si rabbuia e si fa tardi, e mai arriveremo all’appuntamento.
La distorsione temporale, il vagabondaggio in una terra di nessuno sono ancora alcune forme della trance onirica, che spesso si materializza in un vero e proprio passaggio di confine. un transito in un paese straniero, anche con tanto di sbarra e di guardie di frontiera. Ma anche il movimento verso l’alto incontra un suo limite, un essere troppo in alto, l’angoscia del corrispondente precipizio, la vertigine, cui a volte – quando l’onirema è completo – segue una vera e propria caduta: una parabola con il vertice in alto, un movimento verticale di andata e ritorno (più raramente la discesa precede la salita).
C’è dunque un legame formale tra la parabola sul piano verticale e il moto sul piano orizzontale con attraversamento di confine, una sorta di dualità che pone in corrispondenza il confine con il vertice della parabola, virtualmente entrambi associati allo ‘stato di trance’.
E’ illuminante a questo proposito il confronto tra due sogni (fatti a breve distanza di tempo) di una stessa sognatrice; per chiarezza di esposizione suddivido ciascun sogno in due quadri:
Primo quadro:
cmi adr0023 Devo andare all’ultimo piano di un albergo a forma di torre. Aspetto a lungo l’ascensore e poi mi accorgo che è pronto vicino a me. E’ un sedile in legno protetto da quattro sponde pure in legno. Entro e incomincio a salire, e tengo gli occhi chiusi per abbreviare il tempo, che sembra non finire mai. Quando li apro mi accorgo che sto precipitando; ma riesco ad arrivare giù senza farmi male. Guardo verso l’alto, tanta gente sta cadendo, tutti si salvano eccetto una coppia che si sfracella…

cmi adr0005 Devo andare a un centro dell’università. Sono in auto con un bambino, mio figlio, e una bambina negra adottata. Vi sono varie cause di ritardo, tra le quali la perdita di un tram. Per arrivare all’università si fa prima a passare dall’ospedale; mi danno indicazioni sbagliate. Una dottoressa con una maschera di cartapesta mi dice: “avanti a due passi”.
Movimento verticale nel primo, orizzontale nel secondo. Nel primo la trance onirica si manifesta con la chiusura degli occhi, il tempo che non finisce mai, cui segue l’inversione del movimento. Nel secondo si manifesta con il ritardo, la perdita del tram, l’aver smarrito la strada. La donna mascherata impersona alla perfezione un ‘guardiano della soglia’.
Secondo quadro:
(cmi adr0023)…; nel frattempo devo dare lezione di latino a una ragazza. Intanto una gamba, sotto il ginocchio, si sta gonfiando. In infermeria mi ci infilano un ago collegato con uno stetoscopio; è solo una botta. Mi mettono sopra unguento, garza, e – cosa che mi lascia sorpresa – mi fasciano la gamba con un foglio di giornale  

 (cmi adr0005)…Un’altra si preleva liquido dalle gambe per poi darlo a una paziente e qualcuno dice: questo è niente, sapesse cosa dovrà sopportare quella che lo riceverà. Poi sto scrivendo con una penna, in oro su della carta dipinta a mano. Infine arrivo alla porta che dà sull’università.

In ambedue i sogni viene coinvolta una gamba nella quale viene infilato un ago.
Nel primo la gamba è gonfia, quindi vi si è accumulato un fluido, e l’ago comunica con un secondo soggetto, tramite uno stetoscopio. Nel secondo un fluido viene aspirato da una gamba per essere poi iniettato nella gamba di qualcun altro. E in entrambi i casi il passo successivo è una scrittura. E’ evidente il loro parallelismo, fatta eccezione per le direzioni dei movimenti, confermando però con questo la loro relazione di corrispondenza.
Il tema che non varia nei due sogni è il passaggio di qualcosa, da un corpo – una gamba – a un altro: è un onirema, che chiamo trasfusione, perché in diversi casi è esplicito che ciò che passa è un fluido, principalmente sangue. (di questo fenomeno ho parlato a lungo nella puntata 9 a proposito delle immagini doppie, dove ero ricorso alla metafora del ‘crossing over’ anziché della trasfusione, in quanto là ancora non apparivano elementi fluidi nello scambio).
Vediamone altri esempi.
Sul piano orizzontale; dove a fare da tramite alla trasfusione da piede a piede è una scarpa:
amc adrx002 Sono in macchina con il mio socio, che guida, e una ragazza dietro. Riccioluta, occhi celesti. Per un momento distraggo il guidatore indicandogli qualcosa, e la macchina va a finire contro una barriera. E’ una barriera di mattoni che lascia vuoto lo spazio sottostante, cosicchè il muso della macchina passa, ma la macchina la sfonda; senza danni, e si riprende.
Ora mi trovo in un parco, e su di un vialetto distesa c’è la ragazza. Come se mi invitasse a farlo, mi chino a baciarla. Poi mi dice: ‘abito con mio fratello e mia sorella, e devo finire ancora qualche esame all’università.’ Io la prendo come una promessa fatta a me, che dopo gli esami sarà per me. Ricordo anche che si toglie una scarpa, da ginnastica, e me la porge. Vedo l’unghia del suo alluce insanguinata. Io calzo la scarpa, e poi gliela rendo.                                                                                                                                                  E’ evidente l’attraversamento di un confine, ottenuto con lo sfondamento di una barriera.

Sul piano verticale:

xxx lal0009 Devo andare al funerale di X, prima però passo a prenderlo vivo al pronto soccorso di un ospedale. Riesco a sapere che si trova all’ultimo piano di quell’immenso grattacielo che è l’ospedale, e che l’unico modo per arrivare lassù è quello di salire su un montacarichi su cui si trovano due lettini. X è considerato morto e quindi non gli sarà concesso di venire via con me, devo aiutarlo a fuggire. Fingo di avere un malore e vengo subito sdraiata su un lettino di un montacarichi e mandata su in alto al pronto soccorso. Lì lo incontro e in pochi secondi stabiliamo il piano di fuga: io mi faccio visitare, e una volta che i miei parametri fisiologici risulteranno normali verrò rimessa sul montacarichi e rimandata giù, e in quel momento X salterà sul montacarichi e scenderà con me. Il piano funziona, tuttavia accanto al montacarichi c’è una specie di botola, percorsa da un lunghissimo pilastro che arriva a terra. X scende velocissimo ruotando intorno al pilastro e scompare. Viene dato l’allarme e il montacarichi viene fermato nell’ambulatorio di un ortopedico che mi si avvicina tenendo in mano un vassoio di ossa. Accanto a me c’è una ragazza che non vedo in faccia. L’ortopedico mi vuol fare del male, vendicarsi della fuga cui ho collaborato. Mi lega un laccio emostatico alla caviglia, il dolore è sempre più forte, ma resisto e consolo la ragazza, cui fanno la stessa cosa. Passa molto tempo, si avvicina l’ora del funerale e non sono ancora riuscita a uscire. Decidono di lasciarmi andare, prima però un’infermiera mi infila più volte con forza la siringa nella gamba e mi aspira sangue. Poi sono libera, respiro all’aria aperta e corro verso l’auto, pensando che X sarà là che mi aspetta.

Come è liberatoria la corsa in orizzontale! .., dopo quella sorta di prigionia nel grattacielo, un mondo dei morti nel quale l’Io del sogno, dopo la sua trance (il finto malore), resta impigliato, e da dove, per poterne uscire, deve farsi aspirare del sangue da una gamba, gonfiata dal laccio emostatico; e dove a un altro soggetto, probabilmente il ricevente della trasfusione, fanno la stessa cosa (come nel secondo sogno di cmi adr).
Prima ancora della trasfusione c’è dunque un accumulo di fluido, che si manifesta con un gonfiore. Vediamone un altro esempio:
elo pao0004 Una donna giovane e bella concorda con il suo innamorato una salita per le scale. Le scale sono a rampe dritte di andata e ritorno in modo che la salita sarà a spirale. Lui dovrà inseguirla partendo in un secondo tempo. Lei partirà con scarpe a tacco alto, dovrà cambiare le scarpe ogni certo numero di rampe. Lui che la segue dovrà fermarsi e mettere le scarpe lasciate da lei. Ma lei parte scartando le scarpe a tacco alto e calzando scarpe di tela alte rosa (quelle che un tempo erano le scarpe da ‘pallacanestro’) . Man mano che sale calza scarpe di un numero sempre maggiore. Più comode. Lei sale di corsa e lui più o meno le tiene dietro con lo stesso ritmo. Arrivano molto in alto. Forse altezza interplanetaria, o da alta montagna, il passaggio all’aperto è breve e difficoltoso per il freddo. Lui aiuta lei a coprirsi. Si trovano in un ambiente chiuso (astronave, rifugio di montagna). Inizia la discesa. Lei scende talmente in fretta, in un moto continuo quasi scivolato a spirale che lui la perde. I due si perdono. Anni dopo si ritrovano in un locale pubblico. Sono tutti e due molto invecchiati e divenuti più massicci e sgraziati e in particolare con nasi a palla prominenti. Lui è entrato con un amico commercialista, uomo molto pratico, lei con una amica robusta, come due lesbiche dal piglio mascolino. Si fronteggiano. Poi improvvisamente lei si trova sdraiata per terra con la testa al posto dei piedi e le gambe al posto della testa. La testa diventata molto piccola e le gambe molto gonfie. Dovrebbe essere un canto o una danza. Quello che sembra di intravvedere è un passaggio (di liquido? di flebo ? non si capisce, da gamba gamba).
Mi colpisce di questi ultimi due sogni la fulminea discesa con moto elicoidale lungo un palo eseguita da uno dei due protagonisti (come fanno i pompieri; trovo straordinario il ricorrere ripetuto di dettagli così improbabili). Nell’ultimo sogno la salita prepara una trasfusione attraverso un processo di crescita della scarpa e del piede, evocando la preparazione a un ‘rapporto sessuale’, nascosto dal gesto tenero di lui che aiuta lei a coprirsi, ossia ‘la copre’, in un momento di difficoltà e di freddo al punto di massima altezza, che possiamo far coincidere con la trance onirica. A sostegno di questa ipotesi, anche il sogno seguente:
bif adr0010 Mi trovo in una cittadina, forse del veneto, stradine, portici. E’ su di un colle. Sono con mia moglie. Passiamo davanti a un edificio con davanti due code di persone, una di uomini e una di donne: è un bagno turco. L’edificio è illuminato, vecchiotto, accogliente. Mia moglie mi propone di entrare. Io sono assolutamente contrario, un bagno turco a Vicenza? Mia moglie vi entra, e io no. Poi mi trovo fuori della città che sto discendendo con la macchina su di una strada ghiacciata, ora è diventato freddo, sembra inverno, mentre mia moglie mi precede su di un’altra macchina, e davanti c’è una spalatrice che comprime la neve sulla strada. Mia moglie scende con grande disinvoltura, veloce, io non riesco a starle dietro, ho il piede puntato a gran forza sul freno, ma non basta per rallentare.
Salita per il colle, bagno turco (un luogo chiuso misterioso, un’immersione in un’acqua ‘speciale’: la trance) dove le due code di uomini e di donne presumibilmente devono mescolarsi, ancora il freddo, e infine la discesa a rotta di collo, dove il partner resta imprendibile (come nei due sogni precedenti).
Anche qui non ritengo che il sogno mascheri così – nel bagno turco – un possibile rapporto sessuale, quanto – al contrario – che il rapporto sessuale venga alla lontana chiamato in causa per fornire un’immagine ad altro evento, che nell’ultimo sogno non può aver luogo, come conferma l’irrigidimento della gamba sul freno: cioè una trasfusione, che nel sogno precedente si era manifestata per ultimo con il passaggio di un fluido tra le gambe gonfie, e – fatto decisivo – in un quadro in cui gambe e testa si sono scambiati di posto: ossia dove un Due ha preso il posto di un Uno. Rimando a una successive puntata la congettura interpretativa di questo fenomeno, legato forse alla gestione delle opposizioni, e mi limito qui a osservare che il ricorrere in questi sogni alle gambe ha probabilmente la funzione di chiamare nel laboratorio onirico l’immagine di qualcosa che si è sdoppiato in una polarità, appunto le due gambe, dando luogo a un passaggio da un polo all’altro tramite la trasfusione . La gamba che si gonfia può nascondersi nel rigonfiamento di un intero edificio, che arriva così – nel caso seguente – a diventare un grattacielo:
wea adr0005 Lavoravo in un edificio, e andavo molto d’accordo con il mio superiore il quale, mentre siamo al bar, mi spiega che siamo una specie di spie là dentro. Torno nella mia stanza, ma ad un certo punto c’è un problema: nel seminterrato scatta l’allarme. Tutto l’edificio cambia aspetto, diviene a molti piani, tipo grattacielo. Una serie di piani vengono bloccati dal servizio di sicurezza. Siccome si era fatto buio, aziono manualmente la luce artificiale dal quadro del corridoio, vicino alla mia stanza. Allora intuisco che per risolvere il problema devo iniettare del liquido nell’impianto del piano terra. Prendo una siringa, la riempio e prendo l’unico ascensore funzionante con due colleghi, i quali mi sorridono e mi dicono “sempre in prima linea, eh ?… “. Inietto il liquido, e… tutto riprende a funzionare. Come esco dall’ufficio trovo il mio superiore che mi aspetta in motorino e ce ne andiamo di volata.  

Una sorta di trasfusione avviene a partire dall’Io del sogno, tramite la sua siringa, alla base dell’impianto (e cioè alle gambe). Ma se l’edificio si è ‘gonfiato’ di fluido sembrerebbe improbabile che le cose si sistemassero scaricandovi altro fluido con la propria ‘siringa’. Si tratta di un atto magico dovuto all’inflazione dell’Io del sogno, un superman spalleggiato dal ‘capo’, che usa la stessa trasfusione per annullare il processo in corso. E alla fine si torna al moto orizzontale, al motorino, così come nel sogno di xxx lal l’avventura terminava con una fuga in auto.  Se la ‘spia’ va così d’accordo con il suo capo, nel tamponare l’anomalia, vuol dire che in quella crescita dell’edificio ci deve essere qualcosa che al ‘sistema’ appare un po’ troppo innovativo, forse eversivo. Motivo che ritorna in quest’altro, dove c’è un presidente che afferma che quell’operazione non s’ha da fare:

adq adr0014 Vengo abbordato da un’équipe molto sgarrupata di medici che mi propongono un esperimento: aspirarmi qualcosa da un ginocchio per poi iniettarlo nell’altro. Chiedo per quale centro operino, ma sembra che si tratti di una loro iniziativa. Sto per accettare, ma poi rifiuto. Più tardi su di un trafiletto di un giornale leggo che anche al presidente Napolitano era stata fatta una proposta del genere, ma che lui aveva rifiutato. Mi sento rinfrancato per la mia scelta.

Verticalità e orizzontalità appaiono dunque come linee conduttrici che veicolano la formazione di polarità e il loro reciproco scambio, prendendo forma ora nel nostro corpo, ora nell’intreccio di strade ed edifici, che del nostro corpo sono estroflessioni. Scrive Antonio Damasio: “Ho il sospetto (…) che in una mente cosciente l’elaborazione delle immagini riferite all’ambiente sia orientata da un particolare insieme di immagini interne, quelle dell’organismo del soggetto, così come esso viene rappresentato nel sé. Il sé mette a fuoco il processo della mente, impregna di motivazione l’avventura costituita dall’incontro con altri oggetti, e infonde nell’esplorazione del mondo esterno al cervello un particolare interesse per quello che è al tempo stesso il primo e il principale problema che l’organismo si trova ad affrontare: la regolazione efficace dei processi vitali. Quell’interesse è spontaneamente generato dal processo del sé, il cui fondamento risiede nei sentimenti corporei, primordiali e modificati.” (Da: Il sé viene alla mente – Adelphi). Vi sarebbero dunque immagini interne, che hanno le radici in sentimenti corporei primordiali, che impregnano di motivazioni l’incontro con oggetti esterni.

Il discorso può essere parzialmente trasferito al sogno, dove quella simulazione di mondo esterno che ne costituisce lo scenario (ad es.: l’edificio che diventa grattacielo) non è soltanto il mosaico risultante da un copia incolla di immagini tratte dall’album di tracce mnestiche più o meno inconscie, delle quali ricostruire le origini a forza di associazioni; viene infatti spontaneo interpretare il paesaggio inanimato del sogno come il necessario fondale della vicenda, privo di intenzioni e percorso casualmente da neutri eventi naturali, prodotto di immaginazione o di brandelli di memoria. Lo scenario, invece, è anche il prodotto di sentimenti corporei che lo investono, e lo rendono una sorta di animalone vivente (e turbolento), che però l’Io del sogno, non riconoscendolo come una estroflessione del proprio corpo onirico, si trova ad affrontare come un’Alterità, per lo più ostile, incomprensibile, e comunque imprevedibile. Se ne è vista una linea di saldatura nella puntata scorsa quando l’Io del sogno percepisce la cabina dell’ascensore come una corazza che avvolge il proprio corpo, essa stessa parte del corpo; o come in questo altro sogno, già in altra puntata citato, dove sono evidenti le progressive estroflessioni in superfici sempre più esterne, come foglie di un carciofo :

cmi adr0132 Entro in una grande toilette pubblica, forse di una scuola. Mi tolgo l’assorbente e per sbaglio lo butto nel water. Mi secco perchè non ne ho un altro di ricambio, ma poi penso che mi arrangerò con della carta igienica. Sono seduta sul water, e ad un certo punto scivolo dentro fino a toccare la porcellana. Date le mie fobie igieniche, decido di lavarmi e di farmi una doccia. Una coppia di amici mi avvisa che sto bagnando il muro, e mi fanno notare il soffitto tutto umido. Poi, in cucina, noto la macchia sui vetri. (…)  

Dalla superficie del corpo che incontra la fastidiosa estraneità della ceramica del water, al muro e al soffitto del bagno, e infine alla macchia sui vetri della finestra di un’altra stanza, in un succedersi di superfici di confine… Ad accompagnare, o meglio a farsi veicolo di questa progressiva estroflessione dall’interno più intimo all’esterno pubblico è in questo caso sempre un fluido, dal sangue mestruale all’acqua della doccia, all’umido sulle pareti e alla macchia sul vetro della finestra.

Da qui una conseguenza. Se l’Io del sogno si accorge di far defluire un proprio fluido nell’ambiente, come il sangue sul pavimento o l’orina nel water, la cosa non va interpretata come una dispersione, o uno scarico, ma dobbiamo adottare uno sguardo che vede anzitutto un ampliarsi del corpo fino a diventare esso stesso l’ambiente, nel tentativo di costruire nuove forme di accoglimento e di impiego di quelle misteriose sostanze costituite dai fluidi del sogno.

Puntate precedenti: 1 – Introduzione a una ricerca;  2 – Essere zoppi: esempio di un motivo tipico3- Un personaggio tutto particolare: l’Io del sogno;  4-L’Io del sogno (quasi) sempre in affanno;  5-Biancaneve era morta o dormiva? ); 6 – Non si fuma in gravidanza: lo dicono anche i sogni;   7-  Il bambino è servito in tavola8. Dalla parte dell’occhio8 bis – Sintesi delle prime otto puntate; 9 – Venivo aggredita da due uomini; 10 – La testa di Orfeo;  11 – La vocazione segreta degli ascensori

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